Le cravatte sono ormai il classico biglietto da visita di ciascun uomo. Le si indossa come una “divisa” o per dare quel tocco d’eleganza al proprio abbigliamento. Ma chi l’avrebbe mai detto che proprio quella striscia di tessuto che si annoda attorno al collo può essere persino fonte d’infezione? E invece è proprio così, da qui il messaggio del Ministro della Salute Ferruccio Fazio: “Stop alle cravatte nella strutture ospedaliere.”
Questo accessorio lo si può effettivamente cambiare ogni giorno, ma non lo si lava quasi mai, tantomeno lo si sterilizza. Risultato? E’ praticamente immerso nei batteri e diventa così “una grande fonte di infezioni, la maggiore che esiste sul corpo di un uomo", commenta il ministro che ora punta ad abolirne l’uso negli stessi ospedali. In particolare l'attenzione al problema andrebbe riservata nelle sale operatorie o nei reparti di rianimazione, dove vengono già prese precauzioni eccezionali per evitare eventuali contaminazioni a danno dei pazienti.
Ma attenzione perché tale proposta non è di certo originale, anzi è stata adottata in primis in Inghilterra dove dal 2006 l’uso di questo accessorio è praticamente vietato nelle strutture sanitarie per via della direttiva della British Medical Association che ha messo al bando gli indumenti "non funzionali e a rischio di proliferazione batterica"
E ora toccherebbe quindi all’Italia, dove Fazio sta solo cercando di porre un rimedio a dei dati davvero allarmanti. Secondo uno studio dell’ospedale romano Spallanzani ogni anno infatti le infezioni nelle cliniche causano tra i 4.500 e i 7 mila morti. Una situazione del tutto sconcertante, ma alla quale si potrebbe porre un rimedio. C’è da dire però che le cause di questi decessi non sono solo riscontrabili nelle cravatte, ma anche in altri oggetti, come ad esempio i cellulari. Per quest’ultimi infatti è in corso uno studio che sta cercando di verificarne i possibili danni.
Elisabetta Paladini
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